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correlaz. cristianes. buddhismo: le prove (tentazioni), rapporto padre/figlio, maestro/discepolo

Due voci per un confronto, per sapere che non si è soli tra le nostre fantasie

Una Via più un’altri Via: non sono tre, sono il Vuoto

 

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Tre argomenti da approfondire:

1) Rapporto tra padre e figlio: Figliol prodigo e Sutro del Loto cap. 4

2) Rapporto con le temtazione e le prove: Gesù e i 40 giorni nel deserto e Buddha con le tentazini di Mara

3) Rapporto tra maestro e discepolo: Gesu e figliolanza divina e redenzione e Buddha come maestro ed esempio per raggingere la liberazione e l’uguaglianza di tjutti gli esseri

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Il Prof. Corrado Pensa, durante una lezione universitaria a Roma nell’A,S, 1981-1982 ci parlò di una episodio. Mi piacque e nei presi degli apponti che, come più allievi, vi aggiungono e vi tolgono qualcosa di proprio.  Oggi, ancora affascinato da questa storia, ho cercato di approfondirla. Ho trovano riferimenti nella tradizione medievale, risalente al 1000 d.C., in cui si trova una storia attinente a quelle appresa all’Università e che, per certi versi, riprende la parabole cristiane. Ma guardando indietro nel tempo si trovano indicazioni in tal senso.

 

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A emergere è soprattutto lo spiccato rilievo storico e teologico dei temi che convergono nella recente impeccabile traduzione della millenaria Storia di Barlaam e Ioasaf ad opera di P. Cesaretti, preceduta e resa ancora più perspicace nell’attuale edizione da un’ammaliante introduzione di S. Ronchey che ripercorre il destino della vita bizantina del Buddha attraversando i confini che la resero celebre e restituendo al lettore quella vivacità intellettuale che rese unica Bisanzio. Racconto sconosciuto ai più, la “semplice” storia della vita di Ioasaf, che tra l’altro la tradizione bizantino-ortodossa annovera tra i suoi santi nel menologio. Il nobile monaco georgiano Eutimio tra il X e l’XI secolo scelse di tradurre dal georgiano al greco-bizantino «la storia edificante» di Ioasaf, che riecheggiava in tutto il mondo orientale grazie a «uomini timorati di Dio, provenienti dalle più remote plaghe della Terra degli Etiopi (ovverosia coloro che nel nostro racconto sono chiamati Indiani)». La rielaborazione bizantina della vita di Ioasaf ricalca fedelmente la leggenda dell’ammaestramento del bodhisattva, su cui innesta la conversione del giovane re Ioasaf sotto la guida spirituale del santo monaco cristiano Barlaam. Il nucleo originale della storia del Buddha è chiaramente riconoscibile e adattato con una semplicità tanto strategica da garantirne il successo.
TESTO:

Storia di Barlaam e Ioasaf. La vita bizantina del Buddha

01/07/2013 Tommaso Braccini

Articolo disponibile in PDF

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L’Indice
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L’indicazione prevalente è che il discepolo reclami la propria  autonomia dell’autorità paterna e non ne riconosca l’autorevolezza. Lascia la reggia per cercare la propria via. Questa ricerca non lo parta ad un risultato tale da placare l’irrequietezza giovanile e anzi lo porta ad un profondo sconforto. Il re non si fa mostrare al figlio per non abbagliarlo con la sua saggezza. Il figlio, smarrito, è ormai privo di una fiducia in sè. Il padre non si nostra e via via educa il figlio, con varie prove ad una umiltà radicale, che non si disperde nell’attaccamento opposto dell’egoistico. Il re, con questa progressiva ed esperienziale educazione, gli assegna compiti più rilevanti fino a nominarlo suo consigliere. Solo allorchè il re era prossimo alla morte, gli rivelòla sua regale condizione.

 

Una allusione all’argomento  l’ho trovato del Vangelo in particolare nella parabola del Figlio prodigo, dove il padre accoglie che gioia il figlio minore che aveva percorso fino ad allora le strada della dissoluzione. Lo accolse con gioia per il suo ritorno e per il suo rinnovato stato d’animo.

 

 Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: «Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta». Il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.
Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci, ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: «Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni».
Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: «Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio». Ma il padre disse ai servi: «Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: «È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo». Egli si arrabbiò e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose: «Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso».
Il padre gli rispose: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato»

Si legge sdu Wihipedia, ma si trvoa anche per esteoso sulla traduzio della SOkka Gakkya, argomento in questo modo:

 

Tale parabola narra di un figlio che ha abbandonato in gioventù il padre vivendo sempre più in uno stato di indigenza. Passati dieci anni girovagando per il mondo, casualmente ritorna alla sua terra di origine. Nel frattempo il padre lo aveva inutilmente cercato poiché essendo ricco era desideroso di trasferirgli i suoi immensi patrimoni. Nel suo peregrinare il figlio giunge di fronte al maestoso palazzo paterno e vede il padre riccamente adornato ma non lo riconosce, anzi pensa che possa essere un re e quindi di rischiare la cattura e decide quindi di fuggire. Il padre, che invece lo aveva riconosciuto subito, manda un inserviente a catturarlo. Il figlio, raggiunto e spaventato dall’inserviente, si dimena e quindi sviene. Il padre decide quindi di non dirgli subito la verità, ma di lasciare che egli possa scoprirla da sola. Fattolo rinvenire, lo lascia andare ma subito invia due uomini per assumerlo come servo con una buona paga. Il padre è tuttavia profondamente triste nel vedere il figlio, sporco e inconsapevole, lavorare per lui come un servo; allora si spoglia egli stesso delle sue ricchezze e travestitosi da servo lo avvicina. Progressivamente il padre fa acquisire al figlio sicurezza e consapevolezza del suo valore, fino ad affidargli la gestione dei suoi beni. Alla fine, giunto sul punto di morte, il padre chiama tutti i parenti e svela a loro e allo stesso figlio tutta la storia, lasciandogli tutta l’eredità

 

 

Tale parabola narra di un figlio che ha abbandonato in gioventù il padre vivendo sempre più in uno stato di indigenza. Passati dieci anni girovagando per il mondo, casualmente ritorna alla sua terra di origine. Nel frattempo il padre lo aveva inutilmente cercato poiché essendo ricco era desideroso di trasferirgli i suoi immensi patrimoni. Nel suo peregrinare il figlio giunge di fronte al maestoso palazzo paterno e vede il padre riccamente adornato ma non lo riconosce, anzi pensa che possa essere un re e quindi di rischiare la cattura e decide quindi di fuggire. Il padre, che invece lo aveva riconosciuto subito, manda un inserviente a catturarlo. Il figlio, raggiunto e spaventato dall’inserviente, si dimena e quindi sviene. Il padre decide quindi di non dirgli subito la verità, ma di lasciare che egli possa scoprirla da sola. Fattolo rinvenire, lo lascia andare ma subito invia due uomini per assumerlo come servo con una buona paga. Il padre è tuttavia profondamente triste nel vedere il figlio, sporco e inconsapevole, lavorare per lui come un servo; allora si spoglia egli stesso delle sue ricchezze e travestitosi da servo lo avvicina. Progressivamente il padre fa acquisire al figlio sicurezza e consapevolezza del suo valore, fino ad affidargli la gestione dei suoi beni. Alla fine, giunto sul punto di morte, il padre chiama tutti i parenti e svela a loro e allo stesso figlio tutta la storia, lasciandogli tutta l’eredità

 

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fIGLIOL PROGigo:

insegna il perdono e la gracia, misericordia e  rapporto d,amore tra il pade il figlio

 

Siddharda che esce dalla reggia

cerca la comprensionn e della realtà e la ricerca della liberazione, decisione di intrapendere un cammino spiritualu per superarla

 

VERITA PROFONDA e superamento della sofferenza:

Gesu: ritiro di Gesu nel deserto prima di inziare la sua missione pubblica. Qui affronta le tentazioni e e cerca la forza spirutuale per compiere il suo cammino, che culmina nell’annuncio del regno di Dio e della redenzione.

Gesù:

Queste indicazioni mi hanno risaldono , qui non mi interessa una precisa connessione cronologica, all’insegnamento contenuto nel Sutra del Loro , risalente a cavalo dell’era cristiana, qui viene descritto il racconto dei miei appunti uniniversitari…Nel capitolo quarto del Supra del Loto di larla di “Fede e Comprensone”. E’ qui che ho rivovato l’insegnamento ricevuto del 1981… Non riposso che riportarlo nella traduzuione eljbblicazione della Soka Gakkai:

 

 

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Cristianesimo: Vita di Balman e Ioasaf: figlio che che si allintama dal Padre per comprendere la realtà nel ritrnarvi

Buddhsimo: Espisodia del Cap. 4 “Fede e Comprensione” del Supra del Loro: figlio che si allontana dal padre per poi ritornarvi

 

Cristiamenesimo: Gesù sul monte e le tentazioni cui è sottoposto nel deserto per 40 giorni

Buddhsmo: tentazione del buddha ad opera di mara

In entrambi i casi c’è il tema del figlio che si allontana da una condizione privilegiata e dalla casa del padre, sperimenta la sofferenza o la povertà e infine ritorna, ritrovando la pace e la comprensione. E’ la narrazione comune che simboleggia il percorso di risveglio e il ritorno alla verità.

 

 

Circa le tentazione

, sia Gesu nel deserto che Siddharta che affonta Mara sotto l’albero della Bodhi entrambi superano ostacoli interiori prima di compiere la lro missione spirituale, anche se con significati e finalità teologiche diverse

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Relazione con gli essri umani: – due modi di intendere natura spirituale e rapporto con gli altri

Gesu: concetto di figliolanza divina e redenzione, pur mantenendo una profonda umanita

Buddha: la figura del Buddha è consideraata quella di un maestro e di un esempio da seguire pper raggiungere il risveglio, enfatizzando la compassione e l’eguaglianza tdi tutti gli esseri senzienti

 

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