Esili, dorati, senza parole, gli Haiku di Manuel
Fin da bambino ho sempre sentito l’esigenza di scrivere. Scrivere riflessioni, poesie, canzoni. Interiorizzarsi per osservarsi sinceramente ed esprimersi per mettere ordine, per confrontarsi con l’indefinibile; con la consapevolezza che il linguaggio ha i suoi limiti ed é necessario lasciare alcune finestre aperte in modo che sia il lettore a vedere ció che non viene espresso. Da qualche tempo ho scoperto la poesia Haiku: poche sillabe che celano mondi, uno schema rigido intrecciato ad un approccio lieve ed evocativo. Tre righe che disegnano un incontro con la Natura, con le proprie emozioni, nel silenzio di chi osserva per fondersi con l’osservato e sentirsi Uno.
Esili vesti
crepano il cemento
tornan al sole
Dorati prati
in coro innalzano
inni di lode
La vera pace
nei silenzi dimora
senza parole
Effettivamente per me questi Haiku sono una nota da portare con noi. Solo leggeri, arrivano e vanno, come un alito di vento. Rilasciano un messaggio velato per essere accolto da chiunque e chiunque può vedervi qualcosa di suo. Talvolta mi viene da pensare che anche una solo parola può essere capace di questa metamorfosi. Sono sbilanciati in avanti, come in grammatica quando per esplicitare un pensiero si mettono i “:”, come a dire … e allora? e quindi? Ci si aspetta qualcosa, un messaggio, un senso, qualcosa che li definisca e che ne definisca in concetto. E’ difficile accettare che non vi sia un concetto che li possa circoscrivere, eppure con la loro leggerezza crepano il cemento.
rodolfo s.