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Persia, due poesie in cerca di un cuore

Non è stata una serata di poesie da ascoltare, Sirus Shamlu e Lenny Graziani sono riusciti a farle vivere con un rincorrersi di lingue, italiano e farsi, per elevare l’attenzione di un pubblico reso già partecipe da una scenografia essenziale e accattivante.

Dall’oscurità emergevano suoni, parole, volti, immagini. Nell’ombra, suggestioni di terre lontane, toccando l’animo degli spettatori, prendevano forma in emozioni condivise.

Più volte  la poesia si mutava in musica e questa ancora in danze che dallo schermo sembravano uscire per coinvolgerci nella rete indistricabile dei sensi.

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La nostra identità si smarriva, il suo senso sprofondava al di là di ogni possibile individuazione, per ritrovarsi, smaterializzato, in un suono vibrante all’unisono, in voci che non stridono ma che si scoprono sorelle nell’infinita scoperta del reale.

Ahmad Shamlu  Io non sono una storia

Io non sono una storia che puoi raccontare,

non sono una canzone che puoi cantare,

non sono un suono che puoi udire,

non sono neppure questo che puoi vedere

né quello che puoi conoscere.

Io sono una sofferenza che anche tu puoi provare,

chiamami con un grido.

Gli alberi parlano con il bosco, l’erba con la terra,

le stelle con le galassie. E io parlo con te.

Dimmi il tuo nome, dammi le tue mani,

dimmi le tue parole, dammi il tuo cuore.

Io ho scoperto le tue radici.

Attraverso le tue labbra ho parlato al Tutto,

le tue mani sono sorelle delle mie.

In una luminosa solitudine ho gridato con te

per quelli che sono vivi.

In un oscuro cimitero ho cantato con te

la più bella canzone perché quelli morti quest’anno

erano le persone che amavano di più i vivi.

Dammi le tue mani. Le tue mani mi sono familiari.

Oh tu, che ho scoperto molto tardi.

Io parlo con te come le nuvole parlano con la tempesta,

come l’erba parla con la terra,

come la pioggia parla al mare,

come gli uccelli parlano alla primavera,

come gli alberi parlano al bosco.

Perché ho scoperto le tue radici,

perché la mia voce è sorella della tua.

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Il silenzio ha il sapore dello svanire, è solo quel flebile sussurro che si apre alla morte. Solo un pazzo di Dio può scorgervi ricchezze intangibili divenire realtà. La candela si spegne e solo un pazzo può vederla ancora brillare quale luce lucente.

Rumi  Morite, morite

Morite, morite, di questo amore morite,

se d’amore morirete, tutti Spirito sarete!

Morite, morite, di questa morte non paventate,

da questa terra su volate e i cieli in pugno afferrate!

Morite, morite, da questa carne morite,

non è che laccio la carne, e voi ne siete legati!

Prendete, prendete la zappa per scavar la prigione!

Spezzato che avrete il muro, sarete principi, emiri!

Morite, morite davanti al sovrano bellissimo:

morti che avanti a lui sarete, sarete sultani e ministri!

Morite, morite, uscite da questa nube

usciti che ne sarete, Luna lucente sarete!

Tacete, tacete, il silenzio è sussurro di morte;

tutta la vita è in questo: siate un flauto silente.

PRESENTAZIONE EVENTO

a Bibbiena – incontro promosso dal Centro Creativo Casentino SABATO 11 novembre ’17 ore 17.30

Il farsi è una lingua persiana di antiche origini indoeuropee. Ha un legame molto stretto con la musica, il teatro, la pittura e l’architettura persiana.

Stasera vi presenteremo un piccolo assaggio del vastissimo repertorio artistico della poesia persiana, recitando alcune opere di due famosi poeti dell’Iran.

Prima, Ahmad Shamlu (1925-2000), gigante della poesia contemporanea dell’Iran.
Poi, Mohammad Balkhi (detto Rumi) (1207-1273), grande maestro Sufi, nato in Iran emorto in Turchia.

Tra una poesia e l’altra, vi faremo ascoltare alcune melodie e canzoni persiane con l’aiuto dell’ud, la chitarra orientale, e il daf, tamburo a cornice usato per le percussioni meditative che accompagnano le danze Sufi. Suonerà e reciterà Sirus Shamlu attore, scrittore, musicista, figlio di Ahmad Shamlu, che si trova in questo momento a Bibbiena con noi. L’attore casentinese Lenny Graziani presterà la sua voce alla recita delle poesie in italiano.

Con questa serata speriamo di dare inizio a un Laboratorio dell’Arte dell’Oriente per far conoscere meglio le diversità presenti in questo paese ormai multiculturale.
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