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2° giorno da Strada e Vallombrosa – Cammino di Solidarietà ’18

SECONDO GIORNO da PRATO DI STRADA all’ABBAZIA di VALLOMBROSA

13 luglio ’18 Cammino di Solidarietà Pagoda-Careggi (FI)

 

Venerdì mattina. Ci siamo svegliati con l’incertezza. Di solito riguarda il tempo…ma questa volta l’oggetto era il percorso.

Come fare per Montemignaio? Sulla carta un bel sentiero indica un percorso che fiancheggia la via principale per gran parte del suo percorso. Ma due difficoltà. La prima era il peso del cammino di ieri che ci aveva condotto ad Aiolo…ma solo per farci godere lo spettacolo e poi… tornare indietro!!!  La seconda è il ricordo, in un cammino di qualche anno fa’, di questo tratturo che, poco prima di Barbiano, lasciava promettere ma che più avanti (e non di poco..!!!)  veniva via via risucchiato dalla vegetazione…

Il pragmatismo prevale: il bus fino a Montemignaio! Naturalmente, per garantirci un buon anticipo e per evitare ulteriori perplessità sul percorso, si è preso un bus di prim’ora … senonché l’autista aveva più …premura di noi…ed è passato prima!!! Esito: pausa di quasi due ore per il prossimo.

Non ci si scoraggia. Il paese di Strada è a poco più di un km di distanza e senz’altro ci sarà un bar per consolarsi. Giunti a Strada si approfitta per qualche commissione … perchè pagare i biglietti con la multa a bordo? E allora dal Tabaccaio, poi al bar? No! No certo, c’è tempo per la nostra pratica!!! La Pieve romanica di San Martino a Vado, incontrata al nostro arrivo, ha lasciato un seme di quiete e profondità.

La Meditazione via via ci risucchia sulle panche di quel luogo.  Il vibrare di un orologio ci rimette in movimento.
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Una breve sosta al bar. Tra i caffè il tempo vola, due parole di saluto si dipanano in storie e racconti, in gesti e volti.
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Intorno al caffè il tempo sembra essersi fermato davanti ad un passato che rivive nelle parole dei nostri interlocutori. Il futuro si ripiega verso una giovinezza non dimenticata.
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La puntualità dell’orologio ci ricorda dell’autista frettoloso di prima, questa volta facciamo sul serio e arriviamo alla fermata con il dovuto anticipo. Nel salire si fa confidenza con l’autista, anche lui appassionato di natura…ma in Valdichiana, dove abita! Comunque giunti a Montemignaio si ferma e, dal suo posto di guida, chiama qualcuno per darci delle indicazioni.

Tra le diverse soluzioni, tutte coinvolgenti…, un giovane si fa avanti e senza ombra di dubbio ci indica il sentiero. Ridiscendere verso la Pieve di Santa Maria Assunta e poco dopo, sulla destra, salire alcune scalini per immettersi in una strada secondaria che comincia  pian piano a salire.

Qui all’indicazione per la “Via ghibellina” si assommano tanti altri cartelli con la medesima destinazione. Orbene, bisogna avere il coraggio di sollevare il capo….pressochè in continua salita si dipana il sentiero protetto dall’ombra e ben segnalato che conduce alla Croce Vecchia.
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Il cammino ti fa incontrare inaspettati paesaggio che ti invogliano a fermarti per sedere, guardare, ascoltare. I torrenti che curvano tra le rocce sono il suono della vitalità della natura. Nessun incontro se non un autentico Pellegrino che in solitudine scende verso Montemignaio.

Prossimi alla Croce il sentiero si immette su un asfalto che ci conduce alla Croce Vecchia. Neanche un tavolo e neppure una panca appagano un’esigenza avvertita penso da ogni Pellegrino …. beh! La Terra è un ‘sedile’ sicuro e stabile, anche per pranzare!

Ora ci dobbiamo dimenticare del sentiero per una strada, fattasi più ampia, che stona con l’intimità del sentiero percorso. Giunti al Paradisino affacciarsi alla terrazza è d’obbligo: l’Abbazia di Vallombrosa spicca nella sua maestosità. Dall’altro lato dell’edificio una fonte ti ridà un po’ di sollievo. Accanto al Paradisino un lastricato scende verso Vallombrosa.

Purtroppo in quei giorni la Foresteria dell’Abbazia è occupata, sopperiamo a questa mancanza di intimità con una Meditazione nel sagrato che ci dà comunque ragione alla spiritualità del luogo.
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Una foto, con nostalgia, al Grande Albergo di fronte all’Abbazia, che purtroppo è stato dismesso…!
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Si prosegue per Saltino dove abbiamo la  prenotazione al “Grande Albergo Croce di Savoia”. Lo troviamo sul pendio, un po’ appartato. Sembra davvero, fatte salve le premurose ragazze della reception, che in quel luogo il tempo si sia fermato con le sue forme e odori.
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Ci si sente attori in un film documentario sui primi del Novecento. Tutto è finemente curato, le spazi dall’androne d’ingresso alle diverse sale è smisurato. Tutto è fermo. L’arredamento d’epoca lo si ritrova con divani, poltrone, tavolini e suppellettili. Anche le carte da gioco hanno questo odore, come i giocatori che sembrano lì seduti nell’immobilità di un tempo.

Sul retro dell’albergo, oltre un campo da tennis invaso dall’erba, si apre una stupenda terrazza verde e pianeggiante con alberi ombrosi che invogliano a sedersi in lettura o ad aprire il proprio tappetino di …yoga o semplicemente sedersi accolti dal verde.

Per la cena, una telefonata della giovane segretaria va a vuoto, tutto pieno. Ci segnala e prenota un bar pizzeria. Qui però le pizze, come per altro indicato, sono surgelate e cotte in modo difforme, chi morbida, che arrostita. Al rientro un altro bel locale sulla destra lascia intendere una buona accoglienza, evidentemente non convincente per la giovane segretaria…

Con poche parole sopraggiunge il riposo.

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