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Il Ponte Morandi una domanda di senso, Marco Lazzeri da Lo Zefiro, Notiziario interreligioso 10nov18

Care amiche e cari amici,

un’immagine, quella del Ponte Morandi, che abbiamo visto girare in occasione della tragedia di Genova. Il crollo, lo scoramento della visione di un vuoto senza fine dove prima c’era una qualche normalità, la voragine, la foiba che non ha fondo, che tutto ingoia, anche le coscienze, le speranze, le prospettive di un domani e restituisce con il vuoto fisico un vuoto esistenziale dove il tempo sembra fermarsi incapace di dare un domani certo, migliore, stabile e garantito.

È stato detto tanto di quel ponte e molto ci sarà ancora da dire (anche perché non c’è ancora una verità), ma l’immagine rimane emblematica di una difficoltà più generale del mondo che ci ospita, un dramma, il primo, dovuto forse alla mancanza di manutenzione stradale, mentre per il  secondo occorre portare a coscienza la mancanza di cura, di responsabilità, l’egoismo che acceca, l’avidità che consuma, il profitto che domina la visione del possibile, la competizione che non ha amore. Cascano ponti e sorgono muri, in tutta Europa, nel mondo, nelle coscienze. Il dialogo e il rispetto si fanno più rari anche nelle tradizioni spirituali molto spesso si tende a guardare sé stessi, si fa quadrato, in tempi di decadenza occorre compattare, non disperdere, c’è pericolo di crisi, bisogna pensare a sé stessi per prima… Nel grande e nel piccolo trovo la stessa radice, la stessa incapacità e il senso profondo delle cose sbiadisce, sovrastato da ragioni che sono presunte superiori, non disattendibili. Anche la nostra Comunità h(http://www.cmif.altervista.org/), come sta? Certo c’è rispetto e attenzione reciproca e in qualche modo le mani si cercano, ma mi chiedo verso dove mi sto muovendo e quanto sono unito dentro di me nel vedere nell’altro una parte di me e non solo un altro da me… Sono tempi difficili per nutrire ideali e aspirazioni, come quel cormorano con le ali intrise di petrolio sversato in mare non riesco a volteggiare, il colpo d’ala si fa pesante, rallentato, trattenuto. Ho fatto tante cose in questi anni con tante persone diverse e belle e la ricerca spirituale ha accompagnato su sentieri alle volte difficili e altre volte entusiasmanti. Adesso è come se la vita mi stesse presentando un resoconto dove mancano delle parti, dove mi accorgo di aver dimenticato qualcosa e questo qualcosa non era marginale, ma essenziale. La sensazione di aver fatto tanto, ma di aver dimenticato il nocciolo. Un frutto senza nocciolo, un seme senza capacità di riprodursi è contraddittorio in sé stesso. Non ha senso perché ha perso il suo senso. E così nel cammino spirituale, nella politica, nella finanza, nell’economia, nella scienza, nella società, nei rapporti familiari, nello Stato e le sue leggi, nelle fabbriche, nel lavoro, nella scuola. Una profonda crisi di senso, oscurato dalla vanità di una società smarrita, gonfia di profitti e senza ideali etici.

Lo sforzo ancora una volta è quello di cambiare, di ripensarmi nuovo, di rialzarmi e ricominciare da quello che sono riuscito ad essere fin qui, verso un oltre che nemmeno riesco ad immaginare compiutamente. Che cercherò di diventare oppure semplicemente sdrucciolerò sotto la superficie e non sarò.

Grazie a tutti.

Marco

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