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Il retto sforzo, Tae Hye sunim riflessione e indicazione di pratica

Indicazioni per la pratica di Dharma: febbraio 2019 (2563 EB): Retto sforzo

Le ultime tre parti del nobile ottuplice sentiero riguardano la meditazione. La meditazione inizia con il retto sforzo (sammā-vāyāma), un sano orientamento spirituale. Lo sforzo di aumentare o diminuire alcuni tipi di pensieri è il retto sforzo, la meditazione nella vita quotidiana. Si può dire anche la retta applicazione.

Il retto sforzo si compone di quattro parti. Il praticante si impegna a : 1) evitare gli stati mentali non salutari che non sono ancora sorti; 2) abbandonare stati mentali nocivi che sono sorti nella sua mente; 3) far sorgere stati mentali salutari che non sono ancora sorti; 4) mantenere e sviluppare stati mentali salutari che sono già sorti nella sua mente.  

Le tre radici degli stati mentali negativi  -  avidità (lobha), avversione (dosa) e oscurità mentale (moha) – si manifestano in innumerevoli modi nelle nostre azioni, parole e pensieri, spesso perfino quando facciamo meditazione seduta. Se nella meditazione ci sono pensieri vaganti e confusi, quello è oscurità mentale. Se cerchiamo di combattere e “spazzare sotto il tappeto” tutte le esperienze negative, quello è avversione. Avere aspettative e aggrapparsi alle sensazioni piacevoli è avidità.  La meditazione buddhista non è aspirare alla beatitudine o trance, ma attenzione quello che succede momento per momento.  

Il retto sforzo diventa un impegno spontaneo se il praticante ha attitudine ad osservare i fenomeni della vita senza identificarsi con l’ego.  Quindi non si dovrebbe generare ed alimentare un desiderio ossessivo come “devo lottare contro il male”, “devo essere buono”.  Il termine “sforzo” non significa fatica mentale: in realtà si tratta di lasciar fluire la nostra energia che richiede indubbiamente costanza e applicazione, tuttavia senza eccedere. Quando la  mente è calma, equanime, chiara e consapevole, il retto sforzo diventa non-sforzo.  

Per la pratica del mese di febbraio raccomando:

- Durante la giornata vedere ed essere consapevoli di diverse tipologie di pensiero e stati mentali presenti, se sono salutari e costruttivi, o non salutari e nocivi

- Ridurre la potenza e l’influenza dei pensieri negativi, p.es. evitando discorsi distruttivi, evitando di criticare continuamente gli altri, evitando programmi TV banali e musiche che provocano agitazione o malinconie; praticare regolarmente la meditazione silente, che chiarisce la mente proprio come una brezza fresca rinfresca l’aria

- Praticare e vivere con l’attitudine della “grande mente” non egoica, così che la  benevolenza, compassione, gioia altruistica ed equanimità si manifestino naturalmente

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