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La luce della coscienza superiore, Dharma mega samadhi, Ritiro a Pieve a Socana 26-29 giugno ’26

 


“La luce della coscienza superiore” (Taimni) o “La luce della consapevolezza e della visione profonda” (Iyengar) Yogasutra III,5

Dharma mega samadhi

Diverse traduzione, più o meno suggestive, sono comunque un altro importante fattore per addensare la concentrazione nella nostra pratica. Sapere di questi saggi, qui in particolare Patanjali fondatore della Scienza dello Yoga nel 200 a.C. , mi stupisce. Sapere che certe domande e certi metodi di pratica abbiano una così profonda radice, mi incute, in quanto praticante yoga, un profondo senso di umiltà. La presunzione è sempre alle porte e chiederci se l’antichità sia stata più saggia o lo siamo noi oggi, dopo i molti studi e informazioni a proposito, non è di facile risposta. Comunque io preferisco guardare alle radici e cogliere in questi antichi messaggi una storia  che mi spinge sempre più a chiedermi “chi sono io” al cospetto di queste profondità.

La luce di una coscienza superiore o di una consapevolezza e di una visione profonda, se tale era a quei tempi, chissà come possiamo intenderla noi oggi. La intendo semplicemente come una informazione marginale tra le tante che ogni epoca produce. Non posso più fare così, non posso ne voglio fare ancora così. Certi insegnamenti hanno un eco così intimo in me che non mi permettono  di ‘saltare’ ad un altro concetto. Non me lo permette perché semplicemente non sono ‘concetti’ sono, come si legge altrove, “pietre d’inciampo”. Non le posso superare perché in essa si dissolve la presa di un “tempo che scorre” e mi viene offerta l’esperienza di un “tempo che-non-passa“, non scorre, o scorre continuamene e i mille direzioni, eterna presenza.

E’ per me una opportunità, anche solo di un attimo, per vedere la radici profonde del mia quotidianità. Quei termini su cui mi sono soffermato, la coscienza superiore, la consapevolezza, la visione profonda hanno una sorgente, una inesauribile fonte si luce. A questa voglio guardare. Quelle parole che ho riportato poco sopra sono come una insegna che mi indica la strada da percorrere: “è quella!!!”. Si rallenta e per un attimo si dissolte la corteccia del tempo. C’è ancora, si è indubbiamente ‘incarnati’, ma vi è qualcosa che si avvale di questa condizione per “potermi” aprire a questa soggiacente ricchezza. 

Mi convinco sempre più che queste non sono solo parole, sono un’onda di verità che riordina il senso della mia vita, i miei valori. Con lo yoga, con il raccoglimento, con l’intensità della domanda interiore può avvenire l’ “attimo” in cui il seme di luce si manifesti e accompagni con natura propria il mio quotidiano. Che diventa, per quell’attimo, infinito, l’infinito, l’assoluto.

 

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