Quanti semi ci sono nel mio campo! Ritiro a Pieve a Socana 26-28 giugno ’26
L’immagine del campo
Nel mio giardino se maturano certi semi li chiamo “erbacce” in altri casi “prato”. Che cosa cambia? Prima di arrivare alla conclusione mi accorgo che in entrambi si manifesta una comune energia vitale. Quindi mi fermo e osservo. Prima di agire, constato. Questa forza vitale è una meravigliosa e grandiosa espressione della natura. Purtroppo lo scorrere del tempo mi porta a valutarne le conseguenze. Nonostante ciò voglio fermarmi in una condizione di “non-tempo”. L’esperienza delle pratiche spirituali mi ha fatto sperimentare la coesistenza di diverse modalità temporali. Così, in questo caso, andrò a pulire il campo, saprò che cosa sto facendo, in quell’attimo sperimento la potenza della natura di cui anch’io sono parte attiva.
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Che cosa sono i “semi” nella pratica dello Yoga
Da un lato paragoniamo i “semi” ai condizionamenti, alle impressioni o ai contenuti mentali che influenzano le nostre percezioni e azioni. In questo caso l’obiettivo è quello di liberarsi da questi condizionamenti per raggiungere una maggior chiarezza. In assenza di uno stato di un profondo raccoglimento, il comportamento è dettato principalmente da una reattività ai condizionamenti mentali, alle esperienze e desideri immotivati che sorgono quotidianamente.
Se si è costantemente influenzati da questi fattori, essi implicitamente creano una complessa trama di percezioni e reazioni. Il percorso dello Yoga serve proprio a diventare più consapevoli di questi condizionamenti e a liberarsene gradualmente.
I semi che condizionano la mente
Anche nel sabija samadhi, il “samadhi con seme” dove si è già raggiunto un buon livello di concentrazione, nel mente dimorano ancora dei “semi”, quelle tracce di ignoranza che sono fattore di condizionamento. Il nirbija samadhi, il samadhi “senza seme” è il superamento completo di tutto ciò. Tutto questo certo è un percorso graduale e interattivo da tener presente e da coltivare.
Prima di affacciarsi al sabija samadhi, i “semi” operano ma in senso inverso, sono cioè pensieri, emozioni, desideri che continuano ad influenzare la mente costringendola nelle proprie abitudini. Il sabija è un livello di concentrazione profonda, anche qui sono ancora presenti fattori capaci di ostacolarci, ma abbiamo più fiducia nella pratica yoga.
Nel quotidiano questi “semi” possono assumere diverse forme. Negli Yogasutra sono oggettivizzati in principi come i klesha, le cause della sofferenza, tra cui l’ignoranza, l’egoismo, l’attaccamento e l’avversione. Sono anche le impressioni e le esperienze passate che, non avendo esaurito il proprio karma, plasmano la mente.
I samskara sono proprio quelle impressioni e quei semi latenti che soggiacciono nel subconscio. Nel percorso dello Yoga, l’obiettivo è riconoscerli e gradualmente superarli per raggiungere uno stato di maggior chiarezza e libertà.
Il percorso spirituale mira a superare questi “semi” ostruttivi per dar modo alla nostra mente di volgersi verso il sabija e poi, anche se solo per pochi momenti, verso il nirbija samadhi, uno stato di liberazione e pace profonda.
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