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“La saggezza apportatrice di verità”, ritiro 26-28 giugno – spunti di riflessione

“Quando la coscienza dimora nella saggezza, sorge uno stato di diretta percezione spirituale che è portatore di verità”

 

Ritambhara prajna,

La Saggezza apportatrice di verità

Yogasutra I,48

 

Al margine del Ritiro del 26-28 giugno ’26 a Pieve a Socana presento un altro verso che ci può essere di aiuto per affacciarci alla via dello Yoga.

Il compito che ci prospetta, attenendosi alla lettura degli Yogasutra, è quello di far sì che coscienza, saggezza e verità collimino tra loro in modo così saldo da far emerge Ritambhara prajna, la “Saggezza apportatrice di verità”.

Bisogna tener presente che non si parla tanto della mia o della tua verità. Il termine Rita ha radici assai più antiche degli Yogasutra, risale ai Veda almeno a 1500 anni prima. In quel periodo aveva il significato di ”Legge universale”, austera, immobile, un ordine cosmico e ordine morale assieme che permane tutt’ora.

Quindi questo termine ci fa fare un salto di qualità. Prajna, la saggezza, viene messa alla prova finchè non collima con la verità, con la Verità, con rita. E’ chiaro che i nostri giudizi, pur all’apparenza conclusivi e certi, purtroppo non hanno alcuna attinenza con questo sguardo ampio e onni-inclusivo di rita. Con l’arroganza del nostro “io” prendiamo per saggezza il piccolo orto di ciò che è noto e conosciuto.

Con una saggia e radicale sospensione del giudizio si potrebbe aprire, al nostro animo, l’intuizione profonda, silenziosa e senza-parole di questa la legge immensa di verità/realtà. Come sempre la minaccia è il riemergere del dualismo, invece dimensione contingente e assoluta coesistono in noi, non sono altrove da noi, non sono opposti e conflittuali.

Intendere questo verso è per me la capacità di vedere e ascoltare assieme e al contempo la bellezza della meraviglia, l’unica risposta a questa esperienza. Con il vedere c’è tutto il mio impegno nel pormi e ripormi la domanda “Che cosa è Questo?”,  con l’ascoltare potrò dispormi sinceramente e con umiltà ad accogliere ciò che travalica il conosciuto, la percezione ineffabile del giusto e del vero che sottende la manifestazione.

 

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Scusate per l'inesattezza nel riportare i termini sansriti ... il pc non mi consente di riprodurli!

 

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